Clara: una donna di poche parole che ha amato La Parola

Una testimonianza sulle origini del Centro Braille San Giacomo.

 

Clara la sorella buona che ha vissuto con me per più di trent’anni, condividendo tutto e facendo suoi i miei desideri di bene e i miei progetti di diffusione del Vangelo, mi ha lasciato il 1° agosto 2006, perché il Suo Maestro l’ha chiamata a sé.

É un mistero insondabile di dolore e di amore: di dolore per me, perché il lutto che da mesi sconvolge la mia vita non è certo superato, di amore perché il ricordo che ha lasciato in tutti coloro che l'hanno conosciuta non si cancella e ogni volta che una nuova persona apprende la notizia della sua scomparsa lo sgomento è sempre lo stesso.

Provano sgomento anche persone che si pensavano lontane e che lei, la sorella buona, ha incontrato poche volte.

Ma cominciamo dall’inizio.

Negli anni 60 Clara Capiluppi, studentessa liceale presso il Liceo Scientifico Righi di Bologna, fu mia scolara, durante una delle mie supplenze. Clara io non la conoscevo: per la sua timidezza non è mai venuta ad accompagnarmi, non è mai venuta a dirmi una parola. Dopo la laurea in fisica, Clara è ricercatrice nel Dipartimento di Fisica dell’Università di Bologna.

Ed eccoci ai primi anni del decennio 70-80.

Sono a Bologna, è un pomeriggio di non so quale mese, un prete il “suo prete”, Don Tullio Contiero, che nel segno della fede l’ha preceduta in cielo di poche settimane, la accompagna: mi suona alla porta e dice a lei: “Capiluppi, ti ho portato a conoscere l’Africa di Bologna”.

L’Africa il continente che da giovane l’aveva affascinata e nel quale insieme con questo sacerdote aveva fatto tanti viaggi con gli studenti del liceo e dell’università.

L’Africa doveva essere la meta dei suoi viaggi missionari, ma da quel momento, dopo l’incontro, l’Africa di Bologna ero diventata io, “per volontà di Dio”, come lei amava ripetere.

Comincia un capitolo nuovo della sua vita: il servizio a tutti i non vedenti d’Italia e qualche volta del mondo.

A questi primi momenti succede un tempo di incertezza... ma da allora, superata questa iniziale incertezza, fino al 1° agosto 2006 adempirà, “questa volontà di Dio”, con una dedizione sempre più profonda, sempre più raffinata sempre più eroica.

Ed eccoci agli anni 80.

Il mio progetto da lungo maturato in cuore, per l’esattezza dai tempi della F.U.C.I da quando con tanta malinconia giravo le pagine  dei breviari sui quali i miei amici leggevano la Liturgia delle ore e mi struggevo di tristezza perché avrei voluto che anche noi non vedenti potessimo unirci al coro della Chiesa di Dio per cantarne le lodi.

Anni difficili, ma in cui qualche luce si intravede.

Un’amica la Piccola Sorella, riceve la sua parte di eredità e, consapevole del mio desiderio, vorrebbe regalarmi la Bibbia. Le dico che la Bibbia nella scrittura Braille non esiste. Ne esisteva una, in una traduzione superata del 1926. Se voleva appagare il mio desiderio doveva regalarmi una stampante Braille per trascriverla.

Bologna non ci accoglie subito. Già nel 1976, con l’aiuto di un sacerdote amico, Don Paolo Serra Zanetti, avevamo trascritto in Braille “Spero nella tua Parola”: un testo con Lodi e Vespri e passi biblici e intenzioni di preghiera tratte dal Libro della Comunità Di Bose.

Ci eravamo serviti di una stamperia fiorentina di nome Baruffi, un nome che non portò fortuna.

Il 6 agosto 1978, servendoci ancora di questa stamperia “esce” la prima pietra della Bibbia, il vangelo di Matteo.

Il 6 agosto. Festa della Trasfigurazione, nella Chiesa dei Santi Giuseppe e Ignazio si legge l’introduzione al Vangelo di Matteo nella traduzione della Cei, firmato dal gruppo di volontariato S. Giacomo.

Non dimenticherò mai la gioia di quel mattino e la tristezza di quella sera quanto, salita per la villeggiatura con Clara a S. Giovanni di Fassa, ci giunse la notizia che Paolo vi, il Papa da me tanto amato, aveva lasciato questo mondo.

A lui affidai tutti i progetti.

Autunno: si compilano i Vangeli: Dovevamo pagare, ma non avevamo i mezzi: avevamo solo l’atteggiamento incredulo di certa gente che ci ripeteva: “Lasciate l’impresa, farete brutta figura”. Andammo avanti: dopo i Vangeli, tutto il Nuovo Testamento, poi l’intera Bibbia e poi tante cose stampate.

Nell'88 nasce finalmente a Reggio Emilia la Cooperativa Sociale per Ciechi “Centro Braille San Giacomo”.

Avevano preso per motto “Non siate ascoltatori smemorati della Parola, siate di quelli che la mettono in pratica”.

Ora si va avanti. Le incertezze sono superate. Clara ha fatto suoi i miei ideali per aiutarmi a tradurli nella realtà, ha fatto suoi i problemi dei privi di vista.

Ha acquistato competenze oltremodo qualificate nella scrittura Braille, nella trascrizione della matematica, del greco, dell’inglese, dell’arabo e di altre lingue.

La stamperia Braille diventa la più qualificata e, anche se non apertamente, la più combattuta per motivi ideologici.

Ma è Clara che con la sua bontà, vince le resistenze anche “dei lontani”, ricevendo attestazioni di stima prima e dopo la sua scomparsa da persone che all’inizio la osservavano con sospetto.

Il 1° agosto 2006 alle ore 14,30 Clara firmava ancora documenti per la Cooperativa San Giacomo.

Alle ore 15 l’estremo malore, poi la fine.

Ora a distanza di mesi, mi vengono alla mente le parole di Paolo vi che, dopo la scomparsa dell’On. Moro disse:- perché signore? Ti avevamo invocato e non ci hai ascoltato! Mi vengono in mente le parole che gli Ebrei ripetevano nel momento supremo della tribolazione:- Dio c’è o no in mezzo a noi?

Anch’io ripeto: “Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu sai quanto siedo e quando riposo. Tu conosci tutto il mio affanno” Insegnami, Signore a fare la tua volontà.

Permetti che Clara, la sorella buona, mi guidi anche da lontano e aiutami a non disperare mai, perché io possa, quando tu vorrai raggiungerla e vivere con Te insieme a lei in eterno.

Amen

 

Lucia Micito

CENTRO BRAILLE SAN GIACOMO

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